I sordi e le situazioni sociali


Scritto da Katia Trinari
il 18/10/2007
http://www.assistentisociali.org/disabili/articolo_completo.php?q=58

Le persone sorde, affette da sordità congenita o acquisita nei primi anni di vita, possono essere cittadini attivi nel pieno titolo legale di diritti e doveri; ma hanno bisogno di saper esprimere con verità ciò che sentono e pensano senza alterazioni da parte degli altri (ad esempio, un tutore oralista o un interprete non professionale).
Finora i giovani sordi fanno poche attività serie nel senso che si organizzano tanti eventi eppure ciascun partecipante è poco consapevole della situazione e tratta molto superficialmente il momento culturale o religioso.
C’è da impegnarsi molto per far si che i nostri giovani diventino protagonisti del loro futuro, a partire da un giusto inserimento nella scuola che deve essere di tutti e quindi anche dei sordi nel rispetto della loro specificità.
È ancora valido il motto "tutti per uno, uno per tutti" da portare avanti per vivere la sordità alla grande?
Le associazioni delle persone sorde si battevano da decenni per difendere i diritti della persona non-udente, come il diritto allo studio, all’informazione, al mondo multimediale e all’integrazione sociale. E ora che cosa succede?

Ci è ancora difficile parlare chiaro per essere persuasivi perché la nostra vita quotidiana passa attraverso la lingua, ossia la capacità di comunicare.
La comunicazione intelligente è un argomento fondamentale perché se il parlar bene può non aggiungere nulla alla nostra identità personale, però in molti ambienti ci aiuta ad essere comunicativi.
Come nei bambini piccoli quando il ritmo delle sillabe e delle parole nelle lingue parlate sono equivalenti ai linguaggi gestuali.
È un ritmo universale biologico che tutti i bimbi piccoli si esprimono con un linguaggio che più gli aggradano. La conseguenza pratica con i bimbi è che gli udenti usano da sempre delle speciali intonazioni melodiche della voce, le cantilene e le filastrocche per facilitare loro l’acquisizione di una lingua vocale.
Prendete nota che è solo di recente che i sordomuti praticano, anzi inventano, ai bambini speciali gesti per segnare filastrocche scandite con i ritmi naturali del linguaggio per intensificare la naturale predisposizione alla lingua dei segni.

SORDI E IMMIGRAZIONE
Troppe famiglie straniere rimediano da sole inconsapevoli dei propri obblighi verso la politica sociale italiana. La situazione è identica da troppi anni nelle famiglie sordomute italiane.
Esiste, anche, il grosso problema sulla situazione lavorativa perché dalla linea di condotta il rischio è alto.

Il welfare fatica già a seguire le transizioni sociali sul territorio italiano mentre in Europa ci sono già grande trasformazioni sulle tipologia delle famiglie. Come possiamo credere che il welfare si occupa anche di immigrati disabili (sordomuti inclusi), fuori li vediamo ovunque sulle strade a chiedere l’elemosina come se noi cattolici aderiamo integralmente ai dogmi ufficialmente insegnati.
Da un recente convegno appresi che il 40% di famiglie sul territorio padovano sono immigrate che facilitano la transizione sociale, e aumentano vertiginosamente le telecomunicazioni automatiche. E i servizi di sottotitolazione dove sono!??
Comunque nei servizi sociali sono necessarie i collegamenti tra Italia ed estero, per applicare subito delle leggi, addirittura, da definire. Frattanto stanno ricontrollando le vecchie Leggi n.285 e n.328 sulla famiglia, istruzione e sanità per creare nuove tipologie di sostegno (contributi economici, servizi offerti, …) con particolare attenzione al profilo del consultorio familiare.
Anche il riconoscimento della persona non-udente è da progettare con le Leggi che rispondano complessi questioni su minori e famiglia. Così pure nello sviluppo di ricostruzione familiare c’è da progettare, dal volontariato a tutti i servizi sociali fondamentali, dei gruppi auto-aiuto territoriali.
È infine importante notare che ai tempi dei nonni la crescita di un bambino era lenta ed esaltata in quanto poche generazioni coesistevano mentre, oramai, oggi il bambino è già adulto occupandosi di benessere e qualità di vita materiale oltre al quotidiano incontro interculturale.

Articolo modificato il 18/10/2007

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