Una panoramica della situazione dei sordi italiani in generale e della lingua dei segni italiana in particolare

Su richiesta del sig. Elie Martin che segue l'Union Nationale des Associations
de Parents d'Enfants Déficients Auditifs in FRANCIA

publico il seguente articolo che potete trovare anche al link sottostante
http://www.unapeda.asso.fr/unapeda83ope2/article.php3?id_article=551

Article publié le domenica 23 marzo 2008.
traduction : es fr



Intervento di Carlo Eugeni, Università di Napoli Federico II

Nei prossimi dieci minuti farò una panoramica della situazione dei sordi italiani in generale e della lingua dei segni italiana in particolare. Per prima cosa riporterò la suddivisione medica che fa la legislazione italiana della sordità. Successivamente, analizzerò brevemente la comunicazione tra i sordi perlinguali italiani, giuridicamente ancora definiti “sordomuti”. Quindi passeremo al capitolo Accessibilità, dove farò il punto sullo stato dell’arte della Lingua dei Segni Italiana nei quattro settori di maggiore interesse: istruzione, comunicazione, televisione e università. Chiuderò con lo stato di avanzamento del riconoscimento della LIS come disciplina di studio. In Italia, la perdita di udito è suddivisa in quattro gradi fasce, secondo la classificazione del Decreto Ministeriale 5.2.1992:
- Lieve, tra i 20 e 40 decibel di perdita di udito;
- Media, tra i 40 e i 70 decibel. Fino a questo stadio, la legislazione italiana non riconosce alcun grado di disabilità;
- Grave, tra i 70 e i 90 decibel. Da 75 decibel in su, la legislazione italiana riconosce lo statuto di “sordomuto” a coloro che hanno perso l’udito prima dei 12 anni, per un tasso non superiore al 60%;
- Profonda, con soglia uguale o superiore ai 90 decibel.

Sono riconosciuti tre gruppi:

  1. gruppo: sordità per le frequenze tra i 125 e i 4000 Hertz all’intensità di 90 db;
  2. gruppo: sordità per le frequenze tra i 125 e i 2000 Hertz all’intensità di 90 db;
  3. gruppo: sordità per le frequenze tra i 125 e i 1000 Hertz all’intensità di 90 db.

Quanto ai dati demografici, in Italia ci sono 5 milioni di audiolesi, di cui 70.000 sordomuti o sordi prelinguali come si preferisce chiamarli. Di questi 60 % parla la Lingua dei Segni Italiana come lingua madre e il 40 % l’italiano. Se guardiamo ai dati riguardanti le persone al di sotto dei 36 anni, però, ci rendiamo conto che i dati sono totalmente diversi. Solo il 10 % (si tratta di persone nate principalmente in una famiglia di sordi) parla la LIS e ben il 90 % (nati in famiglie udenti) l’italiano. Il bilinguismo è ancora un’utopia sebbene molti giovani siano in grado di esprimersi in maniera corretta e comprensibile in entrambe le modalità La ragione sta nella legislazione in materia di istruzione.

Se è vero che sempre più giovani sono attratti dalla LIS e quindi la imparano in età adulta per comunicare con amici sordi, la legislazione in materia di istruzione ha svolto un ruolo cruciale in questa suddivisione. Fino al 1880, l’istruzione dei bambini sordi avveniva in istituti speciali in LIS. Nel 1880, però, il congresso di Milano stabilì che “considerando che l’uso simultaneo della parola e dei gesti ha lo svantaggio di nuocere alla parola, alla lettura sulle labbra e alla precisione delle idee, dichiara che il metodo orale deve essere preferito”. Da allora, sempre negli istituti speciali l’italiano inizia a essere utilizzato come lingua ufficiale di insegnamento, ma la LIS continuava a essere utilizzata negli istituti gestiti dalla Chiesa e per la comunicazione tra sordi. Nel 1976 e nel 1977 due leggi, la legge n. 360 del 1976 e n. 517 del 1977, sanciscono che la persona handicappata deve essere integrata nelle scuole e nelle università pubbliche. Il Comma 1 stabilisce che gli enti locali e le unità sanitarie locali devono assegnare personale docente specializzato e operatori e assistenti specializzati. Sempre nel 1977 il Decreto del Presidente n. 616 stabilisce l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale. Tuttavia, ancora non si parla di interpreti. Solo nel 1992 la Legge n. 104 introduce la figura dell’assistente alla comunicazione che si avvicina di molto a quella dell’interprete. Pochi giorni fa, infine, il Governo ha emesso un Disegno di Legge che recepisce la direttiva dell’UE 1988 e la raccomandazione dell’ONU del marzo 2007 sancendo la Rimozione delle barriere, la promozione del bilinguismo e il riconoscimento della LIS.

Quanto alla figura dell’assistente alla comunicazione, che ho appena menzionato, si tratta di un vero e proprio interprete di simultanea che però opera i ambito sociale (università, scuola dell’obbligo, sanità, tribunali, ecc. Secondo la legge, l’assistente alla comunicazione, se sordo, si chiama educatore e deve conoscere benissimo la Lingua dei Segni italiana; aver frequentato un corso di formazione e avere diploma di maturità per il nido, la scuola materna e la scuola elementare; di laurea per le scuole fino alle superiori. Se udente, invece, non può chiamarsi educatore e deve essere figlio di sordo segnante (la sua competenza deve essere valutata mediante un esame) oppure aver frequentato un corso di Lingua dei segni di almeno 400 ore; aver frequentato un corso di formazione; frequentare regolarmente la comunità dei sordi e avere diploma di maturità per il nido, la scuola materna e la scuola elementare; di laurea fino alle superiori. Per interpretare all’università, può lavorare solo se accreditato dall’ente nazionale sordi (ENS) come interprete ed essere iscritto nelle liste della regione.

A tal proposito, all’università, indipendentemente dalla natura della sordità, viene offerto un servizio di accessibilità alle lezioni per un monte ore limitato (solitamente 150 ore annuali) che consiste. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’università mette a disposizione uno studente che lavora part-time per l’università e che prende appunti per lo studente sordo durante le lezioni di suo interesse (92% dei casi); in altri rari casi viene offerto un servizio di sbobinatura della lezione (1,5%) previa registrazione audio e tramite o meno software di riconoscimento del parlato. Per quanto riguarda l’accessibilità in diretta abbiamo casi di sottotitolazione con stenotipia (2,5%) o di interpretazione in LIS (4%), ma solo per poche ore l’anno (solitamente 30).

Per quanto riguarda la televisione, la cosiddetta Legge Stanca del 2005 e il contratto nazionale tra la RAI e il Governo, da cui dipende, impongono un aumento graduale della sottotitolazione delle trasmissioni fino a raggiungere il 100% nel 2009. Allo stato attuale, solo il 15 % dei programmi della RAI (25% in estate quando vecchi telefilm già sottotitolati in passato vengono ritrasmessi) e l’8 % dei programmi Mediaset (14% in estate) sono sottotitolati. Solo due TG al giorno e tutti i meteo della Mediaset sono sottotitolati in diretta. L’interpretazione in LIS viene fornita solo per 1 ora settimanale dei TG di RAI e Mediaset.

Quanti all’insegnamento della LIS, infine, esso si suddivide in tre livelli, stabiliti dall’Ente Nazionale Sordi, alla fine dei quali si può scegliere se frequentare corsi per assistente alla comunicazione, di cui ho già parlato, o se intraprendere la carriera da interprete libero professionista. L’insegnamento può essere dispensato dall’Ente Nazionale Sordi (l’anno scorso solo 10 ncorsi di 3° livello sono stati attivati in tutta Italia), dagli Enti locali (corsi per disoccupati) o dalle università, per lo più sotto forma di corsi di alta formazione o master. Solo in un caso (SSLMIT Trieste) abbiamo la presenza di corsi di laurea curriculari in Lingua dei Segni. In tutti i casi, i corsi sono strutturati secondo le direttive dell’Ente Nazionale Sordi.

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