Diagnosi di sordità: elaborazione del lutto

Generalmente la diagnosi di sordità viene fatta alla nascita solamente nel caso in cui i genitori siano anch'essi sordi. Negli altri casi il sospetto di sordità viene manifestato nei primi anni di vita.
La diagnosi di sordità genera nei genitori un grosso impatto emozionale. Per fronteggiare questo disagio i genitori, e in particolare la madre mettono in atto, senza esserne consapevoli, una serie di meccanismi difensivi e di reazioni comportamentali che hanno la funzione di alleviare l'angoscia che la diagnosi di sordità può causare.
Con il termine meccanismo di difesa si intende una modalità con la quale gli individui tendono a contenere i sentimenti di angoscia (L'Io e i meccanismi di difesa, A. Freud, 1936).
Uno dei meccanismi di difesa che generalmente viene utilizzato è il diniego. Si manifesta soprattutto nella fase che precede la diagnosi definitiva e viene espresso attraverso la minimizzazione dei segnali di disagio del bambino (negazione del sintomo).
La razionalizzazione è, invece, il tentativo di fornire spiegazioni razionali in contrasto con fatti reali vissuti come spiacevoli. Può manifestarsi nell'atteggiamento dei genitori di attribuire, anche dopo la diagnosi, le cause del comportamento non comunicativo del bambino ad aspetti caratteriali, quali l'essere distratto o la testardaggine.
Come conseguenza di questi due meccanismi di difesa, i genitori possono continuare a cercare conferme diagnostiche alla loro teoria, rivolgendosi a diversi specialisti.
La colpevolizzazione nonostante la sua valenza negativa può però svolgere una funzione contenitiva perché fornisce una prima spiegazione dell'evento. Il senso di colpa, se non è eccessivo, può costituire da stimolo, per i genitori, nella ricerca di soluzioni.
L'isolamento affettivo è un meccanismo attraverso cui un'esperienza viene vissuta scindendola dalle implicazioni emotive ad essa correlate. La sordità può quindi essere accettata solo a livello razionale, ma non emotivo. Es. genitori che si interessano ai dettagli della diagnosi e della cura, ma non riconoscono l'angoscia e la depressione derivanti dalla scoperta.
Lo spostamento è invece un meccanismo attraverso il quale i sentimenti di rabbia e di colpa vengono indirizzati verso altre persone (personale che opera con il bambino o con i genitori) che diventano così il capro espiatorio di tutto ciò che non va nella relazione genitore-bambino.


Risposte parentali alla diagnosi

Secondo uno dei modelli più noti di reazione al trauma diagnostico (Shontz, 1967), la risposta può essere suddivisa in cinque fasi.

  • La prima fase è caratterizzata da uno stato di shock accompagnato da un senso di vuoto e di distacco fisico dall'evento; può durare alcuni giorni e ha la funzione di contenere i sentimenti iniziali di disperazione.
  • La seconda fase è caratterizzata dalla presa di coscienza della realtà. Ci si sente però sopraffatti dall'evento e inadeguati rispetto ai compiti educativi. I genitori si sentono confusi rispetto all'enorme quantità di nozioni mediche che vengono loro trasmesse.
  • La terza fase è contraddistinta da istanze di tipo difensivo, che hanno il fine di ridurre una tensione troppo elevata. In questa fase i genitori tendono, generalmente ad investire in impegni all'esterno della famiglia sottraendo del tempo al rapporto con il bambino.
  • La quarta fase costituisce la presa di coscienza del problema. L'indicatore più evidente è costituito dall'accettazione da parte dei genitori delle protesi acustiche, che rappresentano la caratteristica più evidente, per il mondo esterno, della sordità.
  • La quinta fase consiste nell'adattamento e accettazione del problema. Si manifesta con la ricomparsa nei genitori di sentimenti di fiducia in se stessi e di autostima come riflesso delle acquisizioni raggiunte dal bambino.

Queste fasi possono concludersi in un arco di tempo molto breve, ma possono anche prolungarsi per anni.


L'interazione madre-bambino

Il modo in cui i genitori sono stati in grado di elaborare il trauma diagnostico avrà delle conseguenze nella loro interazione con il bambino. Il comportamento dei genitori varierà in funzione del livello di accettazione del deficit del bambino. Il problema riguarda entrambi i genitori, anche se poi è sempre la madre a farsi carico dell'educazione dei figli.
Due ricercatori hanno (Montanini Manfredi e Fruggeri, 1978) hanno individuato quattro diverse tipologie relazionali:

  • bambini con sviluppo quasi normale sia sotto il profilo linguistico che affettivo, che vivevano in un ambiente contraddistinto da un' elevata flessibilità degli stili comunicativi;
  • bambini con buoni risultati sul piano rieducativo, ma incapaci di utilizzare diversi canali espressivi. L'ambiente familiare si connotava per livelli di particolare tensione in relazione al deficit. Le madri assumevano spesso atteggiamenti di tipo didattico col proprio bambino;
  • bambini con carente elaborazione del linguaggio verbale, che non veniva integrato da altre forme espressive. Le madri risultavano depresse e incapaci di prendersi cura in modo efficacie del proprio bambino;
  • bambini con scarsa elaborazione del linguaggio verbale, che vivevano in ambienti culturalmente poveri, ma in cui l'atteggiamento nei confronti del bambino era di tipo protettivo.

Un bambino sordo può incontrare, nel corso del suo sviluppo, diversi tipi di difficoltà, ma la possibilità che si evidenzino delle condotte psicopatologiche dipende dall' interazione di numerosi fattori. Il fatto di essere sordi influisce sullo sviluppo della personalità, determina le modalità di interazione del soggetto con gli altri individui e la rappresentazione di sé e della realtà circostante, ma non è necessariamente causa di uno sviluppo emozionale patologico.
L'udito assume una funzione fondamentale già durante il periodo di vita intrauterina, infatti il bambino nel grembo materno è in grado di discriminare suoni diversi, ad esempio il battito cardiaco della madre da quello di altre donne (Bertini, 1967).
Anche il neonato utilizza precocemente il canale uditivo per entrare in relazione con il mondo esterno e acquisire nuove conoscenze: a sei settimane i bambini tendono a guardare con più attenzione i volti di persone che parlano (Haith, 1980).


Lo sviluppo cognitivo e linguistico del bambino sordo

Per lungo tempo si è pensato che i bambini sordi possedessero un'intelligenza inferiore rispetto ai coetanei udenti. Questo perché per lungo tempi i test utilizzati nella valutazione cognitiva e di personalità richiedevano anche un minimo di abilità verbali. Si è osservato, invece, che nelle prove di performance questi bambini non differivano dai soggetti udenti (Bender, Raven, Alexander).


Lo sviluppo emozionale del bambino sordo

Il canale audioverbale, nei bambini udenti, è fondamentale per l'instaurarsi della relazione fra la madre e il bambino. L'assenza di stimolazioni uditive implica la necessità di instaurare la relazione madre bambino senza l'ausilio del canale audioverbale (bambini sordi figli di udenti).
L'assenza di percezioni uditive può determinare, nel bambino, una tendenza a controllare in maniera eccessiva l'ambiente circostante, nel timore di cambiamenti minacciosi.
Senza la mediazione del linguaggio il bambino può trovarsi nella condizione di sperimentare le emozioni in maniera molto intensa. La possibilità di verbalizzare le emozioni negative consente al bambino di incanalare la propria aggressività e di elaborare questi sentimenti negativi.
Il principale fattore di rischio per un bambino sordo sembra derivare dalla discontinuità dell'esperienza di interazione con la figura materna. Il silenzio per il bambino si configura non come una pausa, ma come un vuoto.
I principali rischi sono dovuti alle difficoltà nello scambio comunicativo tra madre e bambino. Il rischio concreto è che la comunicazione venga ancorata rigidamente al qui e ora. La tendenza dei genitori è, inoltre, quella di affidare il bambino alla logopedista pensando di poter cominciare realmente a vivere insieme solo quando il bambino potrà parlare e comprendere ciò che gli viene detto.


Problemi di personalità

I problemi di personalità dei bambini sordi possono essere ricondotti a tre principali tipologie.
La prima riguarda una organizzazione della personalità di tipo ossessivo, che si manifesta nella tendenza del bambino a operare un controllo costante sull'ambiente che lo circonda, per il timore di cambiamenti improvvisi e incontrollabili (eccessivo ordine). Bisogna sottolineare il fatto che le persone sorde interagiscono con l'ambiente in modo diretto, senza alcuna mediazione.
Una seconda caratteristica di personalità tipica dei sordi è l'impulsività. Anche questo tipo di comportamento è collegabile alla povertà di scambi comunicativi con i genitori e alla conseguente difficoltà nelle relazioni sociali. La mancanza di un lessico adeguato che possa esprimere in modo chiaro il proprio stato emotivo impedisce al bambino sordo di fornire risposte adeguate e comprensibili. Il comportamento impulsivo e il ricorso alla forza fisica costituiscono, così, una modalità immediata, a volte l'unica, di fronteggiare gli eventi; tale modalità, spesso, è stata appresa dai genitori, anch'essi incapaci di comunicare in maniera adeguata con il figlio.
Una terza caratteristica di personalità riguarda la possibilità che si sviluppino sentimenti di tipo depressivo derivanti dall'isolamento sociale a cui il bambino sordo è esposto.
"Psicologia della sordità", tratto in data 16-02-2005 da <em><a href="http://www.opsonline.it" target="_blank">Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi</a></em><br><a href="http://www.opsonline.it/index.php?m=show&id=1441" target="_blank">http://www.opsonline.it/index.php?m=show&id=1441</a>

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