Il diritto alla sede ex art. 33 della legge 104/92 non è illimitato

Necessità di disporre una valutazione comparativa dell'interesse della
PA e del dipendente. Non sussistenza del danno esistenziale Cass.
SS.UU. sentenza 27 marzo 2008, n. 7945 – a cura dell' Avv .Maurizio
Danza Di particolare novità la sentenza del 27 marzo 2008, n. 7945,
delle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione che ha
riguardato un dipendente del Ministero delle Finanze che aveva chiesto
la sede di Lodi anziché quella di Bari, per assistere il convivente
portatore di handicap nel momento dell'assegnazione delle sedi di
lavoro, disposta a conclusione della procedura concorsuale.

In sostanza i giudici hanno stabilito, un principio che evidentemente
riguarda anche il settore privato che il dipendente che presta al
congiunto portatore di handicap assistenza, in base all'art. 33*,
comma 5, della L. n. 104 del 1992 , non ha un diritto illimitato di
scegliere una sede lavorativa vicino a casa in quanto tale diritto
deve essere contemperato con le esigenze organizzative, economiche e
produttive del datore di lavoro.


Secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, infatti, il datore
di lavoro che dimostri di aver subito una considerevole lesione dei
suoi diritti può sospendere la posizione di vantaggio riconosciuta al
dipendente che assiste il congiunto portatore di handicap.

Nel caso esaminato, le Sezioni Unite hanno dunque negato il
risarcimento del danno esistenziale richiesto dalla lavoratrice che
assisteva il coniuge disabile, ribadendo il concetto per cui il
risarcimento non è automatico dopo una qualsiasi parziale e temporanea
modificazione delle abitudini di vita del dipendente perché il danno
non patrimoniale non è mai sottointeso, ma richiede e presuppone
sempre l'onere della prova a carico del datore di lavoro.

*.art. 33 L.104/92" il genitore o il familiare lavoratore, con
rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un
parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a
scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio
domicilio, e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra
sede.

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