Il sordo che fa ballare i sordi

Nelle discoteche party per non udenti
L'inglese Troi Lee, 34 anni, professione dj. "Il segreto? Tutto merito delle vibrazioni"
DI STEFANIA CULURGIONI
Lui è uno che la musica la ama tutta. La house, l'hip hop, il reggae, persino i toni più melodrammatici ed emotivi del soul. Una sola cosa gli serve: delle buone casse per sparare la musica a palla addosso alla pista e far vibrare l'aria, il pavimento, il petto e i piedi dei ragazzi sordomuti che stanno ballando sotto di lui.

Si chiama Troi «Chinaman» Lee, ha 34 anni, è nato con una grave mancanza all'apparato uditivo (che poi ha compensato con un apparecchio acustico) e di lavoro fa il dj. Mette musica per chi ci sente «normalmente» ma, soprattutto, per quella che lui chiama «la mia gente», ovvero il popolo dei non udenti che ama ballare, seguire il ritmo, non farsi mancare niente di quell'atmosfera magica e adrenalinica delle discoteche e dei concerti live.

Una scommessa nata cinque anni fa quando Troi, insieme ad altri tre amici con il suo stesso deficit che abitano come lui nel cuore di Londra, decisero di fondare «Deaf Rave». «Che cosa facciamo? Organizziamo dei veri e propri rave per sordi! Yeah man, anche noi sordi possiamo fare e sentire la musica».

Nei campus universitari, nelle discoteche ma anche nei night club. Quella dei party dedicati ai non udenti è una tendenza che negli ultimi anni si sta affermando sempre di più, grazie al lavoro di Troi Lee e del suo staff, composto anche da Jeffo, un altro dj, e due ballerini di breakdance, Diamonds e Silent Steps. «La prima festa la organizzammo nel 2003 in un locale a Londra - raccontano - il passaparola fu così forte che i biglietti finirono due mesi prima. Abbiamo fatto vibrare la città intera! Da lì è decollato tutto: siamo stati a Berlino, in Francia, in Polonia e alle feste hanno cominciato a venire persone da tutto il mondo».

Tutti per ballare, chiaramente, ma anche per fare conoscenza. Durante queste feste infatti le frequenze basse dei brani musicali sono alzate ad un volume così alto che le persone in pista ne sentono le vibrazioni per tutto il corpo. Nella pancia, nel petto, oppure dallo stesso pavimento. E si muovono, così, sulla base di quel ritmo. «Ma c'è una cosa in più - spiega Troi - ed è che durante le feste proiettiamo anche visual shows, cioè immagini di gente che balla. Così guardandole uno capisce il tempo e si muove di conseguenza».

L'ultima delle feste, per esempio, i ragazzi del Deaf Rave l'hanno organizzata a Parigi, dentro una barca ormeggiata lungo la Senna. «E' stato bellissimo - dicono - in queste occasioni si conoscono un sacco di persone. I non udenti hanno un vantaggio rispetto a chi sente: pure se la musica è a livelli altissimi possono parlarsi. Lo fanno con il linguaggio dei segni, che tra l'altro è universale e non incontra barriere».

«Io sono nato sordo e ho un fratello gemello che ci sente - spiega Troi Lee - all'età di 17 anni andavamo insieme ai rave party in giro per Londra. Ho sempre viaggiato molto, soprattutto in Europa, a volte mi è anche capitato di sentirmi discriminato per il mio handicap. Insomma, se non ci sento, non vuol dire che ti ignoro o che devi ignorarmi. Allora ho capito che dovevo fare qualcosa: dovevo spingere la mia comunità a trovare nuovi modi per esprimersi, a venire allo scoperto».

Nei deaf rave ci sono dj e artisti non udenti che improvvisano spettacoli visivi e che si mettono a ballare sul palco ma anche documentari e video proiettati su maxi schermi. Occasioni per mostrare il proprio talento, per dare ispirazione ad una comunità che troppo spesso rimane nell'ombra, per far girare l'energia, per trasmettere emozioni positive. Perché la musica, alla fine, è anche questo: l'atmosfera che si crea, la capacità di sentirsi «collegato» agli altri e a quello che ti accade intorno. «Ora abbiamo tre obiettivi - dicono i quattro amici - il primo è di farci dare uno spazio musicale per la conferenza della Federazione mondiale dei non udenti che si terrà in Sud Africa nel 2011. Il secondo, ma questo è proprio un sogno, è di organizzare un super party a Londra, per le Olimpiadi del 2012. Ci piacerebbe se tutti i non udenti da tutto il mondo, insieme ai normodotati si ritrovassero a Londra per una grande festa comune».

E poi c'è un terzo desiderio che i Deaf Ravers si tengono nel cassetto, ma forse ancora per poco. «Vogliamo arrivare anche lì, in Italia, e organizzare un mega party. Quando? Magari già ad ottobre, ci stiamo lavorando. E davvero non potrà mancare nessuno».

CHI COSA SONO
Con i «Deaf rave» volume al massimo
Le feste in discoteche per non udenti sono nati cinque anni fa nella capitale inglese. Durante questi party vengono amplificate a dismisura le frequenze basse in modo che chi balla possa avvertire le vibrazioni e muoversi a tempo. Il sito di riferimento è www.deafrave.com.

Musicista londinese
Troi «Chinaman» Lee ha iniziato a frequentare i rave dall'età di 17 anni; la sua prima festa l'ha organizzata nel 2003.

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