Orizzonti: Incontri nel segno

Alla Calcografia, la mostra di opere incise da bambini e ragazzi, anche con disabilità sensoriali, promossa dai Servizi educativi dell'Istituto per la grafica di Ilaria Mulè

Il patrimonio culturale è universalmente accessibile a tutti? Al Ministero per i beni e le attività culturali stanno lavorando affinché si possa rispondere affermativamente a questa domanda. Soprattutto quando a voler accedere sono bambini e ragazzi, stranieri o con disabilità sensoriali. Nell'ambito dei progetti per la scuola primaria e secondaria, fino al 30 giugno, nelle sale della Calcografia (via della Stamperia 6), i Servizi educativi dell'Istituto nazionale per la grafica, con il sostegno dell'Istituto statale per sordi di Roma, presenta una mostra di opere incise da bambini e ragazzi, anche non udenti. L'iniziativa è frutto del lavoro svolto dai Servizi educativi nelle università, nelle accademie e nelle scuole, attraverso corsi, conferenze specialistiche, laboratori ludico-didattici, workshop e stage formativi.

L'attuazione pratica dei principi di integrazione e partecipazione sanciti dalla Comunità europea (Convenzione delle Nazioni unite, firmata dall'Italia nel 2007 e in attesa di ratifica) ha del pionieristico quando riguarda i diritti delle persone con disabilità. Grazie però a un percorso formativo sperimentale è stata permessa la trasmissione di nuovi contenuti, concetti e perizie nel corso di lezioni frontali in cui gli operatori didattici, oltre alla lingua italiana dei segni, hanno fatto ricorso alla dattilologia, all'utilizzo cioè dell'alfabeto manuale per riferirsi a termini tecnici inerenti il disegno, la stampa, la fotografia.

Sono stati adottati criteri di chiarezza espositiva e semplicità della forma verbale, oltre a puntuali supporti visivi e materiali. «I ragazzi – sostiene la curatrice del progetto Gabriella Bocconi, dei servizi educativi dell'Istituto di via della Stamperia - hanno lavorato dando un'ottima risposta». Il nuovo vocabolario - il glossario è pubblicato nell'opuscolo della mostra - comprende termini come collezione, acquaforte, xilografia. «Il segno gestuale in questo caso non corrisponde a un simbolo ma a una parola specifica», come spiega la stessa Bocconi: «Abbiamo trasmesso il patrimonio riguardante le tecniche antiche di incisione e l'applicazione grafica è stata efficace».

Con questa iniziativa è stato anche promosso un recupero identitario che ha permesso ai ragazzi di soffermarsi su «quel che c'è stato prima. Un'attività che ha dato loro la possibilità di ritrovare le coordinate di un contesto, per esempio riscoprendo le foto di famiglia».

Un lavoro prezioso, come sottolinea Paolo Rossini, educatore sordo impegnato nelle ricerche sulla lingua dei segni: «La nostra cultura, infatti, ha perso di vista il concetto di "trasmissione generazionale", così che si rivela importante trovare tempi e spazi in cui dare questa possibilità anche in forma di gioco». Già restauratore di beni culturali Rossini è stato felicemente cooptato dall'Istituto, che lo ha presentato come modello professionale alle classi.

In mostra sono esposte sia le opere che i documenti visivi e multimediali di corredo. L'appuntamento con il workshop si rinnoverà l'anno prossimo: scuole e istituti interessati possono partecipare prenotandosi presso i Servizi educativi dell'Istituto per la grafica: tel. 06.69980221/3

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