Arriva la manovra di Tremonti e Berlusconi - PD: “Crea le premesse per un autunno molto caldo”

La Camera ha approvato la manovra economica del governo con 305 voti favorevoli, 265 contrari e tre astenuti. Ora passerà al Senato, salvo ulteriori modifiche che richiederebbero un nuovo passaggio a Montecitorio. Il via libera definitivo è comunque previsto dal calendario (o da quello della Camera in caso di ritocchi a Palazzo Madama) entro l'8 agosto. Già nei giorni scorsi, nel corso del dibattito alla Camera, ma ancora prima, non appena il ministro Tremonti andava annunciando i tagli, il PD ha lanciato critiche e perplessità nei confronti di questa manovra che ha apportato pesanti tagli: dalle Regioni ai Comuni, dalla sanità alla scuola e all'università andando a colpire in particolar modo gli italiani.

E' Antonello Soro, capogruppo dei deputati PD, a denunciare durante la dichiarazione di voto che si
tratta di una manovra "depressiva, priva di una chiara politica per la crescita" e che "crea le premesse per un autunno davvero molto caldo". L'esponente del PD ha elencato i problemi che l'Italia sta incontrando nell'ultimo in particolare "un'economia senza crescita con un'inflazione oltre il 4%, con una fascia larga di ceto medio sempre più avviato verso la povertà". Il governo invece di agire realizzando piani strategici per risolvere la drammatica situazione propone una manovra del "tutta giocata sui tagli»" invece di andare a colpire gli "sprechi, rendite ed inefficienze". Per Soro è molto chiaro che sono "tagli pesanti e indiscriminati, secondo la formula di chi non vuole scegliere".

Al riguardo Soro ha elencato i settori su cui la manovra di Tremonti si accanisce particolarmente: sulla scuola, con una sforbiciata di 87 mila docenti e 43 mila amministrativi, sulla Sanità, che costringe al deficit anche le regioni virtuose secondo la denuncia d Formigoni, e sulla sicurezza, assestando un colpo durissimo alle retribuzioni dei corpi di polizia.

Una situazione che mette gli italiani in una situazione ancora più difficile dal momento che si troveranno nella condizione di dover affrontare spese di cui invece prima si faceva carico lo Stato. E' chiaro che il governo Berlusconi non intende assolutamente assolvere a quel ruolo assistenziale per il quale gli italiani gli hanno dato mandato. La manovra in questione tra l'altro toglie soldi ai poveri ai malati: infatti sono stati ridotti i livelli essenziali di assistenza e come al solito ad essere colpite sono sempre le fasce più deboli. In pratica i poveri dovranno pagare, anche quelli che percepiscono l'ex pensione sociale, ora ribattezzata assegno sociale. Non solo, un comma contenuto nella manovra e introdotto dalla Lega, puntava ad escludere gli stranieri, sempre poveri, da questo servizio essenziale e per l'introduzione di una serie di vincoli a pagare sono anche gli italiani: la Lega con l'intento di discriminare, come ha denunciato il deputato PD Gino Bucchino, ha inserito un paletto secondo il quale gli stranieri devono lavorare almeno 10 anni consecutivi per percepire l'assegno sociale. Una condizione che manca a molti italiani con la differenza che gli stranieri possono appellarsi alle regole comunitarie che sommano i periodi di attività in uno stato a quelli in un altro stato. Con questa manovra, interviene anche Livia Turco, ex ministro della salute nel Governo Prodi, saltano molti servizi importanti a tutela della salute come, ad esempio l'anestesia epidurale, lo screening per prevenire la sordità infantile o il vaccino Hpv per pervenire il tumore della cervice uterina. Tagli che interessano anche il Mezzogiorno, osserva Pierluigi Castagnetti, deputato PD, del quale nella manovra "non c'è traccia". Addirittura, precisa meglio, al sud vengono tolti 29,2 mld di euro destinati a non definiti interventi infrastrutturali, tutti catalizzati sul ponte di messina, "quell'opera infrastrutturale che serve solo a dare lustro al governante ma che non serve a far crescere il mezzogiorno".


Insomma come chiarisce ulteriormente Soro nel suo intervento alla Camera "l'unica cosa che il governo Berlusconi non taglia sono le tasse. Alla faccia delle promesse elettorali". L'assioma evidente per Soro è che "l'Italia chiede la crescita e invece questo governo risponde che non si può fare". Per Soro la cifra culturale e politica di questa manovra è dunque proprio la rinuncia, a partire da quella di un intervento a favore di salari e stipendi". E difatti nel ribadire l'incapacità di questo nuovo governo a dare "risposte chiare agli italiani, Soro ripete ancora una volta che "la manovra economica approvata non serve a risolvere i problemi degli italiani, delle famiglie e delle imprese, ma anzi crea le premesse per un autunno davvero molto caldo".

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