Il pm gli telefona e lui risponde, finto sordo smascherato in aula

È un ex operaio che aveva denunciato il caporeparto: «Per colpa sua non sento più»

TORINO 17/07/2008 - Per sei lunghi anni ha raccontato a tutti di essere portatore di un grave handicap. «Non sento più - si lamentava con i familiari e gli amici -, il lavoro in fabbrica mi ha fatto perdere completamente l’udito e rovinato per sempre la vita». Gian Paolo Idà, 37 anni, operaio, aveva quindi trascinato in tribunale il proprio datore di lavoro, facendolo processare con l’accusa di lesioni colpose gravi. Ieri mattina, in aula 52, c’è stato però un incredibile colpo di scena. Si è infatti scoperto che Gian Paolo Idà non è affatto sordo e non ha mai perso l’udito. Il pubblico ministero Laura Longo e due carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sono infatti riusciti a smascherarlo parlando con lui al telefono nei giorni scorsi. Idà, abbandonato anche dal proprio difensore subito dopo la clamorosa scoperta, rischia adesso l’incriminazione per calunnia. Mentre per il suo ex caporeparto, Aldo Giovanni Panero (assistito dagli avvocati Simona Carosso e Cesare Giordanengo), il pm Laura Longo si appresta a chiedere l’assoluzione.

È una storia incredibile quella che ha per protagonista il 37enne operaio Idà. Una storia incredibile e lunga, lunga quasi sei anni. Era infatti il 4 dicembre 2002 quando Idà denunciò di aver perduto completamente l’udito a causa di alcune mansioni che gli sarebbero state affidate all’interno della fabbrica di cui era dipendente, la “Magnetto Wheels” di Cascine Vica, in frazione di Rivoli. Idà era entrato in azienda nel 2001 e per circa un anno aveva lavorato come magazziniere. Nel novembre 2002 - stando a quanto raccontato dallo stesso operaio -Aldo Giovanni Panero avrebbe ordinato a Gian Paolo Idà di provvedere alla pulizia della sala compressori. «Ma Idà in quella sala non è mai entrato», si era difeso il caporeparto. «Non è vero. Il mio cliente è entrato in quella sala, ma nessuno gli ha detto che doveva mettersi i tappi per le orecchie. È per questo che è diventato sordo», aveva replicato l’avvocato di parte civile, Sabrina Sardella. La quale, tuttavia, non poteva immaginare che il suo assistito stesse mentendo. Lo ha scoperto solo ieri mattina. Dopo di che ha dismesso il mandato.

A far emergere la verità è stata un’intuizione del pubblico ministero Laura Longo, che indagando sul passato di Idà è riuscita a scoprire che l’uomo aveva nel frattempo denunciato altri due infortuni sul lavoro. «Infortuni simulati», ha spiegato ieri in aula il pm. Infortuni avvenuti nel settembre 2007 e nel gennaio di quest’anno all’interno di un cantiere di Buttigliera Alta. Il pubblico ministero ha quindi scoperto che in entrambi i casi Idà era stato contattato da ispettori dell’Asl e da dipendenti dell’Ispettorato del lavoro, e che con questi aveva tranquillamente parlato al telefono. Non basta. Dopo il presunto infortunio del gennaio di quest’anno, Idà avrebbe pure tentato un’estorsione nei confronti del proprio datore di lavoro. Estorsione telefonica, naturalmente.

Il pm ha quindi chiesto a due militari dell’Ispettorato del Lavoro di contattare telefonicamente Idà. L’ex operaio ha risposto e chiacchierato per quasi mezz’ora, i militari hanno registrato la conversazione e consegnato il nastro al pm. E il pm ieri mattina lo ha depositato in aula. Il finto sordo Gian Paolo Idà è stato smascherato e il capocantiere Aldo Giovanni Panero riabilitato. Anche se toccherà adesso al giudice Alessandra Salvadori scrivere la parola fine sull’incredibile vicenda.
Scritto da: Giovanni Falconieri - falconieri@cronacaqui.it


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