Invalidità civile: le nuove misure del Governo Decreto Legge 112/2008 con spegazione iniziale


Il 25 giugno sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale una serie di provvedimenti (Decreti legge)
che costituiscono la prima ossatura della politica economica (e non solo) per i prossimi anni.
Questi provvedimenti - riportano le cronache ufficiali - sono stati approvati, in soli 9 minuti, nella
seduta del Consiglio dei Ministri il 18 giugno scorso.
I quattro Decreti legge passano ora all'esame delle Camere per la conversione in legge con le
eventuali modifiche.
Il Decreto Legge che qui più analizziamo è il 112, quello recante Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria.
Verifica delle invalidità civili
L'aspetto che più interessa le persone con disabilità è il Piano straordinario di verifica delle
invalidità civili, previsto dall'articolo 80 del Decreto legge. Si tratta dell'ennesima verifica sulle "
false invalidità". Negli ultimi anni le posizioni di centinaia di migliaia invalidi civili sono state
verificate in forza di norme approvate, in modo bipartisan, da tutti i governi che si sono succeduti.
Quale sia stato l'esito di questi procedimenti in termini di recupero di provvidenze economiche
indebitamente percepite, nessuno ha mai dato conto, come pure non è chiaro il costo complessivo di
tale sistema di verifica straordinaria.
Veniamo ora a ciò che dispone l'articolo 80 del nuovo Decreto legge. È un articolo piuttosto
rabberciato e con inesattezze tecniche di non poco conto, ma una misura è chiarissima: l'INPS
dovrà attuare un piano straordinario di 200.000 controlli a campione sulle posizioni degli invalidi
civili che percepiscono provvidenze economiche (pensioni, assegni, indennità).
Un successivo decreto interministeriale fisserà le modalità di effettuazione dei controlli in "ragione
dell'incidenza territoriale dei beneficiari di prestazioni rispetto alla popolazione residente". Questo
significa che ci saranno più controlli nelle province in cui ci sono più invalidi.
I controlli verranno effettuati in sinergia "con le diverse banche dati presenti nell'ambito della
Amministrazioni pubbliche, tra le quali quelle con l'Amministrazione finanziaria e la
Motorizzazione civile". È, quindi, verosimile che si controllino per primi gli invalidi titolari di
patente.
Nel caso le Commissioni di verifica rilevino l'insussistenza dei requisiti sanitari si procede alla
immediata sospensione cautelativa delle provvidenze economiche e alla successiva revoca che
decorre dal momento della visita.
Chi non si presenterà a visita si vedrà sospendere il pagamento delle provvidenze economiche e
verranno poi revocate nel caso non si forniscano giustificazioni entro 90 giorni e, naturalmente, ci si
sottoponga a visita.
L'articolo 80 tuttavia precisa che, in alcuni casi e anche se i soggetti interessati non si sono
presentati a visita e non hanno presentato giustificazioni, non possono essere sospese le
provvidenze ma si deve procedere obbligatoriamente a visita domiciliare.
I casi che il Decreto legge prevede sono piuttosto confusi, contraddittori, e conflittuali con la
normativa vigente che peraltro il decreto non abroga. Vediamoli.
1. "soggetti ultrasettantenni" - il Legislatore sembra dimenticare che, nell'invalidità civile, lo
spartiacque consolidato sotto il profilo amministrativo e concessorio è di norma il
sessantacinquesimo anno di età. I soggetti ultrasettantenni percettori di provvidenze per invalidità
civile erano, a fine 2006, circa 520.000, circa il 25% di tutti gli invalidi civili con diritto a
provvidenze economiche.
2. "i minori nati affetti da patologie e per i quali è stata determinata una invalidità pari al 100 per
cento" - una definizione piuttosto imprecisa sia sotto il profilo medico legale che sotto il profilo
amministrativo. Si rileva una inspiegabile discriminazione fra i minori affetti da patologie prenatali
o perinatali, e quelli la cui patologia, magari gravissima è ad insorgenza successiva alla nascita. Di
questa indicazione non si trova il senso, la motivazione, lo spirito.
Ma non è tutto. Chi ha elaborato il testo dimentica che nel caso dei minori non si procede mai alla
percentualizzazione dell'invalidità. La percentuale di invalidità, ai sensi del Decreto ministeriale 5
febbraio 1992, viene definita in connessione con la capacità lavorativa, di norma quindi con la
maggiore età, salvo una possibile valutazione al quindicesimo anno di età ai soli fini dell'iscrizione
alle liste collocamento.
3. "i soggetti affetti da patologie irreversibili" - altra definizione confusa e discriminante. Una
premessa: l'invalidità civile, sempre in forza del Decreto del 1992 - viene valutata sulla base di
menomazioni, affezioni o patologie permanenti (siano esse stabilizzate o ingravescenti). Dal
punto di vista medicolegale, e prima ancora grammaticale, la patologie irreversibili sono tutte
quelle che sono permanenti, compensabili magari, ma definitivi. E non necessariamente grave. Ad
esempio: per il glaucoma acquisito è riconosciuta un'invalidità fino ad un massimo del 20 percento.
Eppure è irreversibile. Praticamente tutte le patologie previste nel Decreto del 1992 sono
irreversibili.
In linea generale, quindi, la stragrande maggioranza degli invalidi può, alla eventuale sospensione
delle provvidenze economiche per mancata visita, opporre (supportata da letteratura scientifica
facilmente reperibile) l'irreversibilità della propria patologia,.
E veniamo alla discriminazione: patologie - dice il Decreto legge - ma non cita le menomazioni
(esempio, le amputazioni) che - al contrario e "per eccellenza" - sono irreversibili.
Un articolo molto confuso e mal confezionato, insomma, che peraltro non rammenta la cogenza, su
queste verifiche, dell'articolo 6 della Legge 9 marzo 2006, n. 80 e del successivo Decreto 2 agosto
2007 che hanno sancito e definito la non ripetibilità di visite di controllo e verifica per "i soggetti
portatori di menomazioni o patologie stabilizzate o ingravescenti, inclusi i soggetti affetti da
sindrome da talidomide, che abbiano dato luogo al riconoscimento dell'indennità di
accompagnamento o di comunicazione."
Il motivo "filologico" di questo pasticcio è presto spiegato: i commi 3, 4, 5 e 6 sono stati "elaborati
"ricorrendo malamente alla funzione "copia - incolla" e sostituendo le parole "ministero del tesoro"
con INPS. La copia è stata presa dall'articolo 37 della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, già criticato
al tempo per le sue imprecisioni.
Niente di grave solo che nel frattempo, come abbiamo visto, ci sono state delle modifiche
legislative e culturali che rendono fuori luogo e fuori tempo la nuova disposizione.
Nel caso il Decreto legge venga convertito nel testo in Gazzetta Ufficiale, sono da prevedere
numerosissime cause contro l'INPS che verosimilmente e proprio a causa di questa confusione
normativa, sarà soccombente in giudizio. L'articolo 80, giustamente, prevede che all'INPS spetti la
legittimazione passiva in giudizio il che significa che in caso di revoca o sospensione della
provvidenza economica è l'INPS che bisogna citare in giudizio.
Patente di guida
L'articolo 80 proposto (non ancora legge, lo ripetiamo) contiene anche un comma - che appare
alquanto fuori posto - che riguarda la conferma delle patente speciali: "Ai titolari di patente di
guida speciale chiamati a visita per il rinnovo della patente stessa, gli uffici della motorizzazione
civile sono autorizzati a rilasciare un permesso di guida provvisorio, valido sino all'esito finale
delle procedure di rinnovo."
Disposizione intelligente, efficace, di semplificazione ma che esiste già da 10 anni: Il testo identico,
anche nelle virgole, è già previsto dall'articolo 37 comma 1 della Legge 23 dicembre 1998, n. 448.
Norme "contro i fannulloni"
Come ampliamente riportato da stampa e TV, uno degli obiettivi immediati del Governo è
contrastare l'assenteismo nella pubblica amministrazione. Le misure sono di varia natura. Ad
esempio: le visite fiscali potranno essere eseguite anche per assenze di un giorno, la reperibilità a
casa dovrà essere dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20, i certificati medici per malattia superiore ai 10
giorni non potranno più essere rilasciati dal medico di famiglia, ma dall'Usl.
Ma ci sono anche "disincentivi" economici alle assenze. Nel comparto pubblico esistono dei "fondi
per la contrattazione integrativa" che possono essere usati distribuendo ai dipendenti somme che
assumono la valenza di incentivi, premi o altre denominazioni. L'articolo 71, precisando che
l'erogazione di quelle somme è connessa alla presenza in servizio, elenca le eccezioni, cioè in casi
in cui l'assenza dal servizio è equiparata alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle
somme dei fondi per la contrattazione integrativa.
I casi sono:
a) "le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo
di paternità"
b) "le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto"
c) "per citazione a testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare"
d) "le assenze previste dall'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53". Il comma citato è
quello che prevede tre giorni l'anno di permesso retribuito per "in caso di decesso o di documentata
grave infermità del coniuge od un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile
convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica."
e) "per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui "all'articolo 33, comma 3
della legge 5 febbraio 1992, n. 104." [nel testo del Decreto Legge il rifermento è sbagliato: il
comma è il 6 e non il 3, NdA]
Sono esclusi, quindi considerati "assenza dal servizio" ai fini della distribuzione delle somme dei
fondi per la contrattazione integrativa, i seguenti casi:
1) Congedo retribuito di due anni (anche frazionato) previsto dall'articolo 42, comma 5, del
decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 per l'assistenza ai figli con grave handicap, o ai fratelli o
le sorelle conviventi, o al coniuge.
2) Permessi lavorativi ex articolo 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (commi 1, 2 e 3) cioè
quelli che spettano ai genitori, ai parenti e agli affini delle persone con handicap grave.
Nella sostanza questi lavoratori, se il Decreto legge proposto dal Governo verrà recepito dal
Parlamento, si troveranno meno quattrini in busta paga.
C'è un altro comma dello stesso articolo che riguarda anche i permessi lavorativi previsti dalla
Legge 104/1992. I contratti collettivi dovranno indicare con chiarezza l'esatto monte ore dei
permessi, nei casi in cui sia possibile fruirne a giornate o ad ore.
Questo perché? Per evitare che il lavoratore (pubblico) scelga come giorni di permesso lavorativo
quelli in cui l'orario è maggiore (esempio, rientri pomeridiani lunghi) e il conteggio sia comunque
pari a 3 giorni.
Un esempio. Supponiamo che in una amministrazione pubblica sia previsto una volta alla settimana
una giornata lavorativa di 8, più lunga delle altre. Se il lavoratore fruisce dei permessi a giorni (tre)
e sceglie quella giornata alla fine del mese avrà fruito di 24 ore di permesso. Fino ad oggi la legge
glielo consente. Con il nuovo Decreto legge ciò non sarà più possibile dopo che i contratti collettivi
nazionali di lavoro (comparto pubblico) avranno disciplinato in modo diverso la modalità di
fruizione dei permessi.
Collocamento mirato
Una disposizione (articolo 40) di semplificazione investe anche le norme relative al collocamento
mirato.
Viene infatti modificato il sesto comma dell'articolo 9 della Legge 12 marzo 1999, n. 68 quello che
prevede l'obbligo, per i datori di lavoro pubblici e privati, di inviare agli uffici competenti un
prospetto dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero ed i
nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva per gli invalidi e le altre categorie
"protette"e i posti di lavoro e le mansioni ancora disponibili per gli stessi lavoratori disabili. Il
Decreto del ministro del lavoro del 22 novembre 1999 aveva fissato la periodicità annuale per
l'invio di quel prospetto.
La nuova disposizione prevede il passaggio all'invio telematico di quel prospetto.
Se, rispetto all'ultimo prospetto inviato, non avvengono cambiamenti nella situazione occupazionale
tali da modificare l'obbligo o da incidere sul computo della quota di riserva, il datore di lavoro non è
tenuto ad inviare il prospetto.
Aspetto molto interessante: i prospetti sono pubblici e quindi consultabili da chiunque. Gli uffici
competenti dovranno prevedere la loro consultazione nelle proprie sedi, negli spazi disponibili
aperti al pubblico.
Per i prospetti telematici bisognerà ora attendere uno specifico decreto interministeriale e
l'organizzazione del sistema informatico.
Entra invece subito in vigore l'altra modifica approvata dal Governo e relativa al primo comma
dell'articolo 17 della stessa Legge 68/1999.
Le imprese, sia pubbliche che private, qualora partecipino a bandi per appalti pubblici o
intrattengano rapporti convenzionali o di concessione con pubbliche amministrazioni, sono tenute a
presentare preventivamente alle stesse la dichiarazione del legale rappresentante che attesti di essere
in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili, ma non sono più tenute a
presentare la certificazione rilasciata dagli uffici competenti dalla quale risulti l'ottemperanza a
queste norme.
La modifica avrà un senso e un peso quando i prospetti saranno pubblici e facilmente verificabili da
tutti.
Il Decreto legge è ora all'esame delle Camere. Seguiremo con attenzione l'iter parlamentare della
norma, confidando di poter comunicare cambiamenti migliorativi nel testo.
• Consulta il testo del Decreto legge 112/2008
Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2008

DECRETO-LEGGE 25 giugno 2008 , n. 112
"Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria."
(Pubblicato in Supplemento Ordinario n. 152, alla Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2008, n. 147)
(omissis)
Art. 40.
Tenuta dei documenti di lavoro ed altri adempimenti formali
1. L'articolo 5 della legge 11 gennaio 1979, n. 12 è sostituito dal seguente: «1. Per lo svolgimento
della attività di cui all'articolo 2 i documenti dei datori di lavoro possono essere tenuti presso lo
studio dei consulenti del lavoro o degli altri professionisti di cui all'articolo 1, comma 1. I datori di
lavoro che intendono avvalersi di questa facoltà devono comunicare preventivamente alla Direzione
provinciale del lavoro competente per territorio le generalità del soggetto al quale è stato affidato
l'incarico, nonchè il luogo ove sono reperibili i documenti. 2. Il consulente del lavoro e gli altri
professionisti di cui all'articolo 1, comma 1, che, senza giustificato motivo, non ottemperino entro
15 giorni alla richiesta degli organi di vigilanza di esibire la documentazione in loro possesso, sono
puniti con la sanzione pecuniaria amministrativa da 100 a 1000 euro. In caso di recidiva della
violazione è data informazione tempestiva al Consiglio provinciale dell'Ordine professionale di
appartenenza del trasgressore per eventuali provvedimenti disciplinari».
2. All'articolo 4-bis del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, come inserito dall'articolo 6 del
decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297, il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. All'atto della
assunzione, prima dell'inizio della attività di lavoro, i datori di lavoro pubblici e privati, sono tenuti
a consegnare ai lavoratori una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro di
cui all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con
modificazioni, nella legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, adempiendo in tal
modo anche alla comunicazione di cui al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152. L'obbligo si
intende assolto nel caso in cui il datore di lavoro consegni al lavoratore, prima dell'inizio della
attività lavorativa, copia del contratto individuale di lavoro che contenga anche tutte le informazioni
previste dal decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152. La presente disposizione non si applica per
il personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».
3. All'articolo 8 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 234 sono apportate le seguenti
modifiche: a) al comma 2 sono abrogate le parole «I registri sono conservati per almeno due anni
dopo la fine del relativo periodo»; b) il comma 3 è sostituito dal seguente: «Gli obblighi di
registrazione di cui al comma 2 si assolvono mediante le relative scritturazioni nel libro unico del
lavoro».
4. Il comma 6 dell'articolo 9 della legge 12 marzo 1999, n. 68, è sostituito dal seguente: «6. I datori
di lavoro pubblici e privati, soggetti alle disposizioni della presente legge sono tenuti ad inviare in
via telematica agli uffici competenti un prospetto informativo dal quale risultino il numero
complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero e i nominativi dei lavoratori computabili nella
quota di riserva di cui all'articolo 3, nonchè i posti di lavoro e le mansioni disponibili per i
lavoratori di cui all'articolo 1. Se, rispetto all'ultimo prospetto inviato, non avvengono cambiamenti
nella situazione occupazionale tali da modificare l'obbligo o da incidere sul computo della quota di
riserva, il datore di lavoro non è tenuto ad inviare il prospetto. Al fine di assicurare l'unitarietà e
l'omogeneità del sistema informativo lavoro, il modulo per l'invio del prospetto informativo, nonchè
la periodicità e le modalità di trasferimento dei dati sono definiti con decreto del Ministro del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per l'innovazione e le
tecnologie e previa intesa con la Conferenza Unificata. I prospetti sono pubblici. Gli uffici
competenti, al fine di rendere effettivo il diritto di accesso ai predetti documenti amministrativi, ai
sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, dispongono la loro consultazione nelle proprie sedi, negli
spazi disponibili aperti al pubblico».
5. Al comma 1 dell'articolo 17 della legge 12 marzo 1999, n. 68 sono soppresse le parole «nonchè
apposita certificazione rilasciata dagli uffici competenti dalla quale risulti l'ottemperanza alle norme
della presente legge».
6. Gli armatori e le società di armamento sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del
mese successivo alla data di imbarco o sbarco, agli Uffici di collocamento della gente di mare nel
cui ambito territoriale si verifica l'imbarco o lo sbarco, l'assunzione e la cessazione dei rapporti di
lavoro relativi al personale marittimo iscritto nelle matricole della gente di mare di cui all'articolo
115 del Codice della Navigazione, al personale marittimo non iscritto nelle matricole della gente di
mare nonchè a tutto il personale che a vario titolo presta servizio, come definito all'articolo 2,
comma 1, lettera a) del decreto del Presidente della Repubblica n. 324 del 2001.
(omissis)
Art. 71.
Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni
1. Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche
amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei
primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di
ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonchè
di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente
previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia
dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital,
nonchè per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti
dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni
dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi
di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione
integrativa.
2. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni
caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente
mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.
3. L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente
anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative.
Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche
di controllo, è dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i
non lavorativi e i festivi.
4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti
massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini
e le modalità di fruizione delle stesse, con l'obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente
ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi
o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione
dell'intera giornata lavorativa, l'incidenza dell'assenza sul monte ore a disposizione del dipendente,
per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all'orario di lavoro che il medesimo
avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.
5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in
servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno
eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per
congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a
testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonchè le assenze previste
dall'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di
handicap grave, i permessi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi
collettivi.
(omissis)
Art. 80.
Piano straordinario di verifica delle invalidità civili
1. L'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) attua, dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009,
un piano straordinario di 200.000 accertamenti di verifica nei confronti dei titolari di benefici
economici di invalidità civile.
2. Nel caso di accertata insussistenza dei prescritti requisiti sanitari, si applica l'articolo 5, comma 5,
del decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 1994, n. 698.
3. Nei procedimenti di verifica, compresi quelli in corso, finalizzati ad accertare, nei confronti di
titolari di trattamenti economici di invalidità civile, la permanenza dei requisiti sanitari necessari per
continuare a fruire dei benefici stessi, l'INPS dispone la sospensione dei relativi pagamenti qualora
l'interessato, a cui sia stata notificata la convocazione, non si presenti a visita medica senza
giustificato motivo. Se l'invalido, entro novanta giorni dalla data di notifica della sospensione
ovvero della richiesta di giustificazione nel caso in cui tale sospensione sia stata già disposta, non
fornisce idonee motivazioni circa la mancata presentazione a visita, l'I.N.P.S. provvede alla revoca
della provvidenza a decorrere dalla data della sospensione medesima. Ove, invece, siano ritenute
valide le giustificazioni addotte, verrà comunicata la nuova data di visita medica alla quale
l'interessato non potrà sottrarsi, pena la revoca del beneficio economico dalla data di sospensione,
salvo i casi di visite domiciliari richieste dagli interessati o disposte dall'amministrazione. Sono
esclusi dalle disposizioni di cui al primo e al secondo periodo del presente comma i soggetti
ultrasettantenni, i minori nati affetti da patologie e per i quali è stata determinata una invalidità pari
al 100 per cento ed i soggetti affetti da patologie irreversibili per i quali, in luogo della automatica
sospensione dei pagamenti, si procede obbligatoriamente alla visita domiciliare volta ad accertare la
persistenza dei requisiti di invalidità necessari per il godimento dei benefici economici.
4. Qualora l'invalido non si sottoponga agli ulteriori accertamenti specialistici, eventualmente
richiesti nel corso della procedura di verifica, la sospensione dei pagamenti e la revoca del beneficio
economico verranno disposte con le medesime modalità di cui al comma 2.
5. Ai titolari di patente di guida speciale chiamati a visita per il rinnovo della patente stessa, gli
uffici della motorizzazione civile sono autorizzati a rilasciare un permesso di guida provvisorio,
valido sino all'esito finale delle procedure di rinnovo.
6. Nei procedimenti giurisdizionali relativi ai verbali di visita emessi dalle commissioni mediche di
verifica, finalizzati all'accertamento degli stati di invalidità civile, cecità civile e sordomutismo,
nonchè ai provvedimenti di revoca emessi dall'I.N.P.S. nella materia di cui al presente articolo la
legittimazione passiva spetta all'I.N.P.S. medesimo.
7. Con decreto del ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto, sono stabiliti termini e modalità di attuazione del piano straordinario di cui al
presente articolo, avuto riguardo, in particolare, alla definizione di criteri selettivi in ragione
dell'incidenza territoriale dei beneficiari di prestazioni rispetto alla popolazione residente nonchè
alle sinergie con le diverse banche dati presenti nell'ambito della amministrazioni pubbliche, tra le
quali quelle con l'amministrazione finanziaria e la motorizzazione civile.

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