I Sordi e gli Atti Notarili

ATTI NOTARILI

IL SORDOMUTO (ora con il nuovo termine sordo)

CHE PARTECIPA ALL’ATTO NOTARILE

DEVE SOTTOSCRIVERE PRIMA DELLE ALTRE PARTI



Notai – Disciplina (sanzioni disciplinari) dei notai – Sanzioni per le contravvenzioni e violazioni – In genere – Partecipazione all’atto rogato di un muto o di un sordomuto – Dichiarazione, da parte dello stesso, di avvenuta lettura dell’atto e di conformità dello stesso alla propria volontà – Apposizione dopo la sottoscrizione dell’altra parte – Infrazione dell’art.57 della legge notarile – Sussistenza. (Legge 89/1913, articoli 57, 58 e 138)



Premessa

I sordomuti, già, quasi cento anni fa, potevano acquistare o vendere immobili o fare testamenti o donazioni in presenza di un notaio, con l’obbligo dell’interprete della lingua dei segni, come cita la legge del 16 febbraio 1913, n. 89 art. 56: “ Ove il sordo non sappia leggere, deve intervenire all’atto un interprete, che sarà nominato dal presidente del tribunale tra le persone abituate a trattare con esso e che sappia farsi intendere dal medesimo con segni e gesti. L’interprete deve avere i requisiti necessari per essere testimone, prestare giuramento e deve sottoscrivere l’atto, secondo il disposto dei nn. 10 e 12 dell’articolo 51.

Contravviene alla legge notarile il notaio che stipuli un atto, nell’interesse di un muto o di un sordomuto, che non sappia o non possa leggere, omettendo, in mancanza di intervento di un secondo interprete, di fare precisa menzione nell’atto che uno dei due testimoni conosceva il linguaggio dei segni del muto.

Il testamento del sordomuto analfabeta è nullo, ai sensi dell’art. 58 della legge 16 febbraio 1913, n. 89, nell’ipotesi in cui uno dei due interpreti nominati dal pretore , a norma dell’ art. 56 della detta legge, sia stato sostituito dal notaio e l’atto non contenga alcuna menzione che almeno una delle persone intervenute come testimoni avesse capacità d’intendere il linguaggio dei segni del sordomuto.”


La Sentenza 15 novembre 2001-7 gennaio 2002 n.108 della Corte di Cassazione riveste particolare interesse in quanto esamina le problematiche dell’annullamento dell’atto notarile e delle conseguenti sanzioni disciplinari a carico del notaio, nel caso che non vengano rispettate tutte le condizioni imposte dalla legge notarile del 16 febbraio 1913 n. 89, come nel seguente caso: era intervenuto all’atto pubblico un sordomuto, capace di leggere e scrivere, il quale aveva firmato di proprio pugno la dichiarazione di aver letto l’atto e di averlo riconosciuto conforme alla propria volontà dopo la sottoscrizione (firma) dell’altra parte e non prima di tutte le altre sottoscrizioni (firme), in violazione del disposto dell’art.57 della legge notarile. (Art.57: Se alcuna delle parti sia un muto o un sordomuto, oltre l’intervento dell’interprete prescritto nell’articolo precedente, si osser­veranno le seguenti norme: il muto o sordomuto, che sappia leggere e scrivere, deve egli stesso leggere l’atto e scrivere alla fine del medesimo, prima delle sottoscrizioni, che lo ha letto e riconosciuto conforme alla sua volontà; se non sappia o non possa leggere e scrivere, sarà necessario che il linguaggio dei segni del medesimo, sia compreso anche da uno dei testimoni, o che altrimenti intervenga all’atto un secondo interprete giusta le norme stabilite nei due capoversi dell’articolo precedente). Quindi se la dichiarazione da parte del muto o del sordomuto di aver letto l’atto e le sottoscrizioni è apposta (collocata) dopo la sottoscrizione dell’altra parte, l’atto notarile può essere annullato (infatti, in caso di inosservanza delle formalità previste dall’art.57 della legge notarile deve trovare applicazione l’art.58 della stessa legge che stabilisce la nullità dell’atto in caso di violazione delle disposizioni, con l’irrogazione al notaio rogante delle sanzioni previste per aver contravvenuto alla predetta norma imperativa) ed in tal caso, il notaio incorre in responsabilità disciplinare ai sensi dell’art.138 della citata legge.

Quindi questa dichiarazione deve essere interamente scritta e firmata di proprio pugno dal sordo in calce (in fondo) all’atto, subito dopo l’intero testo scritto, comprese le eventuali postille, in modo tale da consentire l’approvazione dell’intero contenuto del contratto, ivi comprese le modifiche al medesimo apportate.

E’ vero che l’art.51, n.10, della legge notarile, che indica le modalità di sottoscrizione dell’atto, e nel principio generale di contemporaneità delle firme, non evidenzia la sequenza cronologica con cui vengono apposte le sottoscrizioni, ma l’art.57 della medesima legge notarile è la norma volta alla tutela unicamente del muto e del sordomuto che si apprestano alla conclusione del contratto, in modo tale da permettere loro di avere una corretta e sicura comprensione del contenuto dell’atto.

Pertanto la sentenza n. 108 /2002 della Corte di Cassazione ha l’obbiettivo di tutelare pienamente il sordo: infatti consente a tutti i soggetti che sottoscrivono l’atto di capire bene l’intero contenuto di quanto verbalizzato e di mettere le controparti in condizione di verificare che il sordo abbia capito bene il contenuto dell’atto appena concluso.

Quindi l’aver fatto apporre al sordomuto la dichiarazione di aver letto l’atto dopo aver raccolto la sottoscrizione (firma) dell’altra parte, comporta una violazione dell’art. 57 nel caso intervenga un muto o un sordomuto, che prevede l’inserimento di tale dichiarazione tra la fine dell’atto e le sottoscrizioni di tutti gli altri intervenuti.

Pertanto la lettura dell’atto da parte della persona sordomuta deve avvenire mentalmente e la successiva “dichiarazione” di avvenuta lettura deve essere resa in forma scritta, e ciò al fine di permettere un’effettiva verifica da parte del notaio prima della conclusione delle sottoscrizioni delle parti.

Conseguentemente in caso di inosservanza delle formalità previste dall’art.57 della legge notarile deve trovare applicazione l’art.58 della stessa legge, che stabilisce la nullità dell’atto in caso di violazione delle disposizioni, con l’irrogazione al notaio rogante delle sanzioni previste per aver contravvenuto alla predetta norma imperativa.

In conclusione, i sordi che vanno dal notaio per un atto notarile, devono prima di tutto portare un interprete LIS, nominato ed autorizzato dal Pretore di competenza territoriale, e leggere attentamente l’atto e successivamente scrivere e firmare una dichiarazione che attesti di aver compreso bene il significato del contenuto dello stesso atto, sempre con l’aiuto dell’interprete, e far mettere tale dichiarazione al termine dell’atto (senza ancora le firme delle parti) e DOPO firmare l’atto notarile, assieme alle firme delle altre parti, altrimenti si rischia di vedere annullato lo stesso atto con conseguenti fastidi e perdite di tempo. Comunque, per sicurezza, fate leggere quest’articolo al notaio in caso di necessità.

Alfonso Chiapparo






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