I "PINI DI COREA" DEL MAESTRO WOOAN (artista non udente) AL MUSEO NAZIONALE D’ARTE ORIENTALE DI ROMA

ROMA\ aise\ - "Nove anni fa, mi sono ritirato sui monti di Sanmakgol
perché desideravo condurre un'esistenza estrema che somigliasse a
quella dei pini. La vita in città mi aveva reso ansioso e per la prima
volta arrivai alla consapevolezza di potermi liberare da quello che
avevo vissuto. Dal momento in cui ho cominciato a vivere a contatto
con la Natura, è bastato qualche anno per far sì che le mie opere
cominciassero a permearsi dei luoghi in cui avevo l'occasione di
immergermi. Il ritiro dal mondo e dagli affetti, il provare un'intensa
solitudine provocata dal dover condurre una vita solitaria ed il non
essere invasi dalla civiltà, hanno caratterizzato i momenti più
difficili da sopportare all'inizio di questa esperienza. Soltanto in
Sanmakgol il tempo smette di scorrere, e ho la sensazione di vivere
pienamente la vita". Così scrive il Maestro Choi Young Sik, uno tra i
più originali pittori coreani che lavorano nel solco della pittura
tradizionale ad inchiostro. Il suo nome d'arte Wooan (Occhi di Bue)
comunica l'atteggiamento pacato e profondo con cui l'artista non
udente guarda all'universo circostante.
Accogliendo una proposta dell'associazione dei Coreani in Italia, il
Museo Nazionale d'Arte Orientale "Giuseppe Tucci" di Roma ospita da
oggi, 23 settembre, e sino al 26 ottobre 47 opere del Maestro Wooan,
che per la prima volta le espone in Italia nella mostra "Pini di
Corea".
L'esposizione, curata da Nam Chang-Kyu, presidente dell'associazione
Coreani in Italia, e dal giornalista Nam Dae-Hyun, con il supporto di
Roberto Ciarla e Maria Luisa Giorgi (MNAOr) e la collaborazione di
Vanessa Amianti, sarà occasione preziosa per godere di una così
lontana espressione artistica: lontana nello spazio, ma non nel
sentimento verso un elemento del paesaggio tanto caro al popolo
coreano come a tutti i romani: i pini.
La scelta del pino non è casuale: è un albero che ha un forte
significato simbolico ed è sempre stato presente nella vita del popolo
coreano, tanto da poter dire che la cultura coreana è la cultura del
pino. Nelle sue opere, il Maestro Wooan non raffigura pini possenti e
vigorosi, ma alberi dal tronco deformato, attorto o raggrinzito da
forti venti e bufere, con una tecnica in continua evoluzione, che
ricorre a pennellate dinamiche e ad un uso dell'inchiostro oltremodo
raffinato. E' evidente che le deformazioni dei tronchi simboleggiano
le sofferenze dell'animo umano; la presenza di fiori gialli e di verdi
aghi – un'innovazione rispetto ad altri artisti coreani – crea
tuttavia un effetto di calma e di serena armonia.
Nell'ammirare i pini e i fiori, che sbocciano numerosi lungo i
sentieri delle pinete montane si possono notare le combinazioni ideali
della pittura di paesaggio coreana. La presenza dei fiori vicino ai
pini è una sorta di dono che il maestro elargisce per confortare gli
alberi e alleviarne la solitudine. Nelle sue opere la presenza di
esseri umani è secondaria rispetto alle piante, e quando presenti sono
raffigurati in dimensioni ridotte, appena tratteggiati, in cammino
verso una meta immaginaria. Nei dipinti della stagione invernale, in
particolare, si può cogliere la reale essenza dei pini di Wooan: nella
neve bianca e fitta spuntano foglie di un verde vitale, che
costituiscono un'esortazione a vivere con animo coraggioso e felice
anche nelle situazioni più difficili e avverse.
Per dieci anni il Maestro Choi ha trattato il tema dei pini lavorando
nella tranquilla dimora di Chu Sa. Nel silenzio e nella solitudine dei
monti, nella carezza del vento, nei contrasti stagionali dei colori,
nella costante presenza dei pini sempreverdi, Wooan ha così
risvegliato il suo addormentato senso dell'udito. (aise)
http://www.agenziaaise.it/gestionedb/03-News.asp?Web=Giorno&Modo=12&IDArc=62836

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