Aiutare i sordi? Una missione

In cortile, dopo pranzo, i bambini si rincorrono sotto un sole
inaspettato e rassicurante. Lanciano gridolini di gioia, prima si
spintonano e subito dopo fanno la pace, spiegandosi le rispettive
ragioni con la lingua dei segni. Poco distante, nel «Laboratorio
zero», gli attori continuano le prove per l'ultimo spettacolo
«tradotto», mentre nella stanza dell'Associazione silenziosa di
scacchi, cavalli e regine si danno rispettosamente battaglia.
Sono fusi insieme in un'armonia inconsueta, quasi religiosa, i
microcosmi che danno vita all'Istituto statale dei sordi di Roma. E
nell'ex convitto di via Nomentana, poco distante da Porta Pia, tutto
funziona talmente bene da sembrare frutto di un artificio. Ma non è
così: a rendere possibile un piccolo miracolo feriale è uno staff che
le motivazioni le trova nella propria storia o in altre storie che,
per empatia, finisce per fare proprie: «Qui vengono persone con un
parente o un figlio sordo, giovani che desiderano diventare interpreti
e semplici amatori, che si appassionano alla lingua dei segni», ci
viene spiegato mentre assistiamo a una lezione tenuta da un insegnante
non udente. Perché qui la Lis, questa la sigla italiana dell'idioma,
la si insegna e la si utilizza tutti, da sola o accompagnata con le
parole. Nelle classi, dal nido specializzato alla scuola media, dove
ci sono esempi tangibili di integrazione, con bambini «normali» che
studiano gomito a gomito con i loro coetanei sordi. Nell'angolo della
ricerca, con l'istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del
Cnr, e in quello dell'approfondimento, la biblioteca specializzata con
oltre 3mila volumi storici.
È vero, nell'edificio l'umidità tormenta i muri e il mobilio di alcune
stanze ha sopportato l'eco di due guerre mondiali, ma nell'istituto il
«progresso» è pragmatico, arriva sotto altre forme. All'interno della
mediateca per esempio, tra dvd e video nella lingua dei segni e
software didattici. O negli spazi di ascolto per le famiglie e i loro
piccoli, dove i genitori ricevono consigli da un educatore, mentre i
figli hanno la possibilità di giocare in uno spazio attrezzato e
stringere nuove amicizie. Ancora, c'è uno sportello sulla sordità per
consulenze psicologiche e un gruppo di incontro per adolescenti e
pre-adolescenti sordi.
«Operiamo come un centro servizi e stiamo aspettando dal presidente
della Repubblica un decreto che ci conferisca ufficialmente tale
ruolo», spiega il traghettatore verso questa fase più matura, il
commissario straordinario e sociologo Ivano Spano. Che, mettendo da
parte gli eufemismi, definisce «ridicoli» i finanziamenti ricevuti fin
qui dallo Stato («sono saliti a 44mila euro l'anno, solo il
riscaldamento ne costa 50mila») e, contemporaneamente, sottolinea la
forza dell'istituto di andare avanti da solo, con i propri mezzi e
l'entusiasmo di chi lo popola tutti i giorni. «È un incessante
andirivieni - assicura - gli stimoli non ci mancano mai».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=299036

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