L´allegra gestione dell´Istituto dei sordi

L´allegra gestione dell´Istituto dei sordi

Viaggi, cene e perfino una garçonnière: ai domiciliari l´ex presidente e due del cda. Indagati altri 4 amministratori L´ente finanziato da Regione e Provincia ha un buco da 1,5 milioni
I soldi stanziati da Provincia e Regione per l´Istituto dei sordi finivano in pranzi e cene, costosi foulard e profumi, cravatte in seta ed eleganti borse. Ma non per i portatori di handicap o i loro familiari. Solo per il presidente dell´Istituto e il consiglio di amministrazione. Accadeva fra il 2003 e il 2005. Ieri, le indagini del sostituto procuratore Amelia Luise hanno portato agli arresti domiciliari l´ex presidente Giacomo Maria Sgroi, 59 anni, e gli ex consiglieri Davide Salvatore Cutrona, 39 anni, e Maurizio Tarallo, 52. Il provvedimento, firmato dal gip Fabio Licata, contesta a tutti l´accusa di associazione a delinquere finalizzata al peculato: il consiglio di amministrazione avrebbe autorizzato spese non consentite dallo statuto. Per questa ragione, altri tre componenti del cda 2003-2005 sono finiti nel registro degli indagati. Si tratta di Antonino Gioiosa, Alfredo Riccardo Oneto e Ciro Sucato. Indagato pure il segretario Vito Inghilleri.

Le indagini, svolte dalla sezione di polizia giudiziaria della polizia di Stato della Procura, sostengono che gli indagati avrebbero svuotato sistematicamente le casse dell´Istituto. Fra la fine del 2004 e l´inizio del 2005, il buco di bilancio era stato messo in evidenza da ben quattro ispezioni disposte dal direttore regionale dell´assessorato Pubblica istruzione, Patrizia Monterosso. Nonostante una montagna di documentazione fosse scomparsa, il verdetto fu chiarissimo. Si arrivò al commissariamento dell´ente e a una comunicazione alla Procura della Corte dei Conti: il dissesto finanziario aveva portato l´Istituto a una pesante esposizione con le banche, con l´Inps, tutto naturalmente a discapito dei servizi erogati. Intanto, un esposto anonimo metteva in moto anche la polizia, che nell´ottobre 2005 ha inviato alla Procura una dettagliata informativa. È bene sapere che l´Istituto dei sordi, fondato da un decreto del 1834 con funzione di istruzione, è un ente pubblico, i cui principali finanziamenti arrivano da Provincia e Regione. In totale, quasi 700 mila euro all´anno. Ma l´allegra gestione rilevata dalle indagini avrebbe portato a un buco per il doppio, quasi un milione e mezzo di euro (solo 400 mila dovuti alle banche, con interessi da 50 mila euro all´anno).

Il regolamento interno prevede che i membri del consiglio di amministrazione prestino la loro opera gratuitamente: hanno diritto solo a un rimborso per le spese sostenute nell´ambito della loro attività, naturalmente spese deliberate e autorizzate dal Cda. Invece, i consiglieri finiti nella bufera avrebbero avuto un vero e proprio stipendio. Tarallo ne incassava addirittura due, perché era anche dipendente dell´Istituto. Nel 2003, il Cda dell´Istituto autorizzò 100 mila euro di stipendi, di cui 66 mila solo per il presidente.
Dice l´atto d´accusa della Procura che i soldi di Provincia e Regione venivano anche utilizzati per l´acquisto di cellulari e schede telefoniche. E intanto, due linee dell´Istituto di via Cavour e una del distaccamento di Campofelice venivano tagliate, per morosità.
All´epoca, l´Istituto aveva solo un pulmino, anche abbastanza malandato. Eppure, tanti soldi venivano spesi per le auto private dei consiglieri.

C´erano poi i canoni di affitto per tre appartamenti in via Ventura. Ma non erano le sedi di altri centri da adibire al sostegno dei ragazzi portatori di handicap. Quando il nuovo presidente dell´Istituto, Pietro Vazzana, scoprì della loro esistenza, dispose subito un sopralluogo. Un appartamento era arredato di tutto punto, con tanto di camera da letto matrimoniale, cucina-soggiorno con friggitrice e una borsa contenente un bel servizio di posate. A che serviva tutto questo? Non risultava che lì si organizzassero gite per i bambini o corsi di formazione per gli operatori. Il portiere dello stabile, interrogato dalla polizia, ricorda di aver visto spesso un dirigente dell´Istituto, assieme a una signora. «Ma veniva anche altra gente», ha precisato. Chi?

Ecco il capitolo delle gite. Nell´estate 2003, fu al club Lipari di Sciaccamare. Per i genitori che avrebbero voluto partecipare, la quota di iscrizione andava da 500 a 700 euro. E tanto pagarono. Tarallo, un altro componente del cda e una dipendente dell´Istituto, portarono invece in vacanza i propri cari senza sborsare una lira. Quella volta, una mamma chiese una ricevuta per i soldi consegnati. Si vide rispondere: «Signora, ma che va pensando, mica le posso negare di aver ricevuto i soldi». E la ricevuta non fu mai rilasciata. Gli investigatori della polizia hanno fatto un lavoro certosino: sono risaliti al tour operator che organizzò il soggiorno estivo, hanno analizzato tutti i conti e hanno scoperto che i genitori avrebbero dovuto pagare 329 euro, e non da 500 a 700 euro.
(27 febbraio 2009)

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